mercoledì 16 dicembre 2009

IL BAVAGLIO DEL GOVERNO

«Oscurare i siti violenti e impedire le contestazioni ai comizi». Il ministro Maroni annuncia nuove misure per bloccare il dissenso. Ma deve fare i conti con la Costituzione.

Oscuramento dei siti ritenuti violenti, divieto di partecipare a manifestazioni politiche per chi in precedenza è stato fermato dalle forze dell'ordine e stop alle contestazioni durante i comizi. Il governo approfitta dell'aggressione compiuta a Milano da Massimo Tartaglia contro il presidente del consiglio per mettere il bavaglio al dissenso. Nel mirino del ministro degli Interni Roberto Maroni ci sono sia la piazza virtuale di internet, che quella reale, dove in futuro se non impossibile sarà certamente più difficile effettuare contestazioni durante un comizio o una manifestazione sia politica che sindacale. Provvedimenti annunciati ieri alla Camera dal titolare del Viminale e sui quali in queste ore sono al lavoro i tecnici del ministero con l'obiettivo di presentare le nuove norme in tempo per il consiglio dei ministri di domani. «Sono misure che stiamo valutando per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione», ha spiegato Maroni pensando forse non solo alle contestazioni ricevute sabato da Berlusconi prima di essere aggredito da un folle, ma anche a quelle ricevute dal sindaco Letizia Moratti il 12 dicembre durante le celebrazioni per il quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana.
Misure che però, come Maroni sa bene, richiedono un lavoro attentissimo visto che rischiano di contrastare con quanto previsto dalla Costituzione in fatto di libertà di espressione e di circolazione dei cittadini. E infatti dall'opposizione non mancano reazioni preoccupate all'annuncio del Viminale. «Attenzione a non cadere nella censura», avverte ad esempio il senatore del Pd Vincenzo Vita, ex sottosegretario alle Comunicazioni, che ricorda a Maroni come, per quanto riguarda Internet, «oscurare intere piattaforme di comunicazione sia praticamente impraticabile» proprio perché in contrasto con la Costituzione. E contro provvedimenti definiti «illiberali» interviene anche Pierferdinando Casini. «Le leggi esistenti già consentono di punire le violazioni - dice il leader dell'Udc -. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete».
Internet. Il governo guarda con preoccupazione a quanto avviene dentro la rete e in particolare a quanti, sia su Facebook che su altri siti e social network, hanno inneggiato al gesto sconsiderato di Tartaglia. L'idea è quella di intervenire per impedire l'apologia di reato oscurando i siti. Una misura che il governo intende estendere anche a Indymedia, il network globale antagonista che che sulla sua pagina locale lombarda ha pubblicato alcuni post dedicati proprio a Tartaglia. Siti che la polizia postale sta già indagando e per i quali già nei prossimi giorni potrebbero essere adottati dei provvedimenti.
Ma il tentativo di mettere il bavaglio alla piazza virtuale potrebbe risultare meno facile di quanto si pensa, proprio per i suoi risvolti costituzionali. «Valuteremo le misure nel prossimo consiglio dei ministri», ha ripetuto Maroni. Un modo per raggiungere lo scopo potrebbe essere quello di resuscitare un vecchio emendamento presentato al disegno di legge sulla sicurezza dell'Udc Giampiero D'Alia. Il testo, poi bocciato, prevedeva che in caso di «accertata apologia di incitamento», il ministero degli Interni potesse ordinare con un decreto ai provider di bloccare l'attività dei siti incriminati. Una possibilità che, Costituzione permettendo, potrebbe valere per i fornitori italiani, ma del tutto inutile con quelli stranieri. Va detto comunque che questa attività di filtraggio viene già svolta dalla polizia postale, che possiede una blacklist di siti che contengono materiale pedopornografico o che propongono il gioco d'azzardo, anche se non sono registrati in Italia.
Manifestazioni politiche. Dalla Rete alla piazza reale. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha proposto a Maroni di estendere quanto previsto dall'articolo 99 del dpr 361 del 1957, che punisce con la reclusione da uno a tre anni e una multa «chiunque, con qualsiasi mezzo, impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata». Nelle intenzioni di La Russa, condivise da Maroni, il divieto andrebbe esteso anche alle manifestazioni sindacali e, soprattutto, non limitato al solo periodo di campagna elettorale per le elezioni politiche com'è oggi.
Ma il Viminale penserebbe anche a qualcosa in più. Come, ad esempio, estendere anche alle manifestazioni politiche i divieti già previsti per gli ultrà. In questo caso tra le possibili misure adottabili potrebbe esserci una sorta di Daspo con relativo divieto di partecipare a iniziative politiche per chi dovesse essere stato fermato dalla polizia, ma anche l'obbligo di firma o l'estensione dell'arresto in flagranza fino a 48 ore sfruttando le immagini di video e fotografie. Difficile invece, se non impossibile, che si possa arrivare a un divieto di manifestare in città diverse da quelle in cui si risiede. Tutte misure comunque che vanno calibrate con quanto previsto dalla nostra Costituzione.

lunedì 7 dicembre 2009

I COMUNISTI TORNANO IN CAMPO!!

Nel giorno della grande manifestazione del 'No B day' contro il governo Berlusconi, ha preso il via la fase costituente della "Federazione della Sinistra". Dopo 12 anni Prc e Pdci tornano insieme con l'aggiunta di 'Socialismo 2000' dell'ex Ds Cesare Salvi e Lavoro e Solidarietà di Giampaolo Patta nata da una costola della Cgil. Al teatro Brancaccio di Roma si è tenuta l'Assemblea della nuova formazione per indicare "linee e programmi per il futuro"' e portare "falce e martello" nel 2000 ma "'senza rimanere prigionieri dei vecchi simboli".

Tocca a Cesare Salvi aprire i lavori indicando la "battaglia per ridare centralità al lavoro" e "la battaglia per un'alternativa sociale, per una democrazia e un'etica pubblica fondate sul valore sociale del lavoro, sulla dignità e i diritti di tutte e di tutti" come linee guida della Federazione. Salvi lancia poi la proposta di un referendum popolare per l'abrogazione della legge Biagi.Proposta condivisa da Oliviero Diliberto. Il segretario dei Comunisti Italiani nel suo intervento indica già la strada da percorrere per il futuro: "La Federazione - dice - non è un punto d'arrivo ma la tappa di un percorso che possa arrivare al partito". "Io sono comunista e intendo rimanere comunista - aggiunge raccogliendo gli applausi della sala - ma non voglio che la parola comunista sia una gabbia. I comunisti più avanzati - penso all'Asia, all'Africa o all'America Latina dove non si chiamano comunisti ma operano come se tali fossero - sono comunisti del ventunesimo secolo, non del diciannovesimo". Da qui anche l'invito a "dare spazio ai giovani" anche perché "alcuni di noi, sicuramente io, siamo sulla breccia da decenni e abbiamo sulle nostre spalle le responsabilità dello stato attuale della sinistra".Prende la parola anche Paolo Ferrero. Il segretario di Rifondazione Comunista si rivolge "a tutti coloro con cui abbiamo litigato in questi anni" per "riprendere un cammino comune", un appello a "tutti quanti a sinistra non si riconoscono nei partiti attuali". Per Ferrero la Federazione non dev'essere l'aggregazione di quanti si sentono "ancora di sinistra", bensì quella di tutti coloro che "ridiventano ogni giorno anticapitalisti; che si sentono indipendente dai padroni, dai poteri e gli interessi particolari, dal patriarcato, dal Vaticano".In questo senso per il leader del Prc la nuova soggettività politica della sinistra si colloca "al di fuori e contro" il bipolarismo: "Non ci consideriamo cioè la sinistra estrema della socialdemocrazia - spiega - ma vogliamo costruire un polo politico autonomo. Una sinistra che non si propone solo di rappresentare, ma che si propone di ricostruire le relazioni e le pratiche sociali che permettano di sconfiggere quel senso di smarrimento e di precarietà che poi portano a rifugiarsi nel populismo".Da qui l'appello - invito " a tutti coloro con cui abbiamo litigato in questi anni a riprendere un cammino comune dentro la Federazione della sinistra, come spazio pubblico comune, in cui ci possiamo - e dobbiamo - metterci tutti in gioco". Perché, osserva il leader del Prc, "larga parte di chi vuole fare politica a sinistra oggi lo fa fuori dai partiti". Di qui "la scommessa, che è portare quelle persone nella Federazione".E' il Mezzogiorno il centro della relazione di Giampaolo Patta, leader di 'Lavoro e Solidarietà: "Il Sud non e' compatibile con le industrie - afferma - ma intanto il Governo tratta con la Libia per mandarci le fabbriche e fabbrichette del Nord-Est". Patta critica "il liberismo-casinò che ha aumentato la diseguaglianza tra le persone". E invita la Federazione della Sinistra a "dare una rappresentanza politica di classe".

sabato 28 novembre 2009

BOTTE E CASSA INTEGRAZIONE

Corteo teso ieri nel centro di Roma: gli operai Alcoa, dopo una notte in viaggio da Sardegna e Veneto, prendono le manganellate dalla polizia. Poi l'incontro con Scajola e una schiarita: ritirata la cassa, la produzione continua. Intanto Eutelia resta in alto mare.

Giornata di grande tensione, ieri a Roma. Ma alla fine i lavoratori dell'Alcoa sono tornati in Sardegna e in Veneto con un primo risultato in mano: c'è un accordo per il ritiro della cassa integrazione e l'impegno a un nuovo incontro il prossimo 9 dicembre. E per il momento, soprattutto, è scongiurato il fermo della produzione.
Le tute blu della multinazionale dell'alluminio erano venute nella capitale molto cariche, dopo una notte in viaggio tra pullman e traghetti, e così la manifestazione partita in mattinata da Piazza della Repubblica è subito esplosa in fischi, slogan e tamburi. La presenza di poliziotti e carabinieri era nutrita, camionette e tenuta antisommossa: nel percorso verso Piazza Barberini, poco distante, sono arrivate già le prime manganellate, e un delegato sindacale - crollato a terra - è stato portato via in autoambulanza. «Massimo, Massimo», gridavano gli altri operai per incitarlo a riprendersi. I soccorsi sono arrivati ben 38 minuti dopo essere stati chiamati, e la tensione è salita ancora di più. Intanto le camionette della polizia impedivano l'accesso a Via Veneto, sede del ministero dello Sviluppo, dove una delegazione è stata ricevuta solo nel pomeriggio.
«Energia e basta», lo slogan-simbolo: perché l'americana Alcoa resti in Italia, il costo dell'energia deve tornare a essere competitivo. Deve agire il governo, su gruppi come Enel e E.on, in modo da risolvere il problema dopo che la Ue ha imposto il ritorno a tariffe alte, sanzionando gli sconti goduti negli ultimi anni. Le celle dell'impianto sardo sono 370 - ci spiegano - e se si fermano, per riavviare ciascuna di esse servono 300 mila euro. Per questo era fondamentale che la produzione non si arrestasse, e infatti gli operai hanno sempre affiancato il proseguimento delle lavorazioni alla recente occupazione.
Insieme ai caschi blu dell'Alcoa, c'erano tante altre divise, quelle degli operai dell'indotto e degli appalti: il ciclo dell'alluminio, e non solo, tante aziende del Sulcis iglesiente che rischiano o hanno già chiuso i battenti. Ancora, diversi sindaci con il gonfalone e la striscia tricolore, i tanti paesi sardi che si stanno spopolando a causa della costante (ormai da qualche anno) e pare irreversibile deindustrializzazione. «L'Alcoa sarebbe il colpo di grazia», concordano tutti. Carbonia, Iglesias, Santadi, Villamassargia, Portoscuso, Sant'Antioco: cittadine che temono la crisi come la peggiore delle tempeste.
«Nel mio paese ci sono 7 mila persone che lavorano nell'area industriale - dice Adriano Puddu, sindaco di Portoscuso - Non c'è altra alternativa, e anche il commercio è in crisi». Marco Fontana, primo cittadino di Sant'Antioco, ci spiega che «nel Sulcis più del 30% è disoccupato, e via via tutto si svuota: il mio paese oggi ha 12 mila abitanti, ma fino a 10 anni fa ne aveva 14 mila. Tutti i giovani vanno via». Sullo spopolamento insiste anche Roberto Puddu, della Cgil: «Da noi l'indice demografico è -2,57%, mentre nel resto d'Italia è +0,11%. Se chiude il ciclo dell'alluminio, rischiano oltre 3 mila persone».
Ed eccole le altre aziende in crisi: Eurallumina (riforniva l'Alcoa di allumina, ma da mesi è chiusa), Rockwool (lana di roccia per l'isolamento acustico), Eni, Ila. C'è anche la Otefalsail, 250 persone che trasformano l'alluminio in fogli tipo domopak: sono in cassa da un anno e mezzo, ma negli ultimi 4 mesi non hanno ricevuto un euro, attendono la cassa straordinaria. «Per la Sardegna è una vera emergenza», dice Piero Dechicu (Filcem Cgil). Nutrita pure la presenza degli operai Alcoa di Fusina: ci spiegano di essere «pronti a occupare, come in Sardegna, se non ci saranno risposte». Poi per fortuna la loro lotta ha dato frutti, e per ora restano in attesa.
In piazza c'è anche Tonino Di Pietro: prende il megafono e fa un comizio, come ormai capita in tutte le manifestazioni operaie. Un folto gruppo di tute blu gli sta intorno: lui dice che «il governo deve agire per l'energia». Molti applausi e qualche accusa: «Ma perché quando eri al governo non hai fatto nulla?». Il segretario Cgil Guglielmo Epifani indossa il caschetto bianco di uno degli operai, e chiede «soluzioni immediate: la produzione non si deve fermare». Giorgio Cremaschi e Vittorio Bardi, della Fiom, usciti dall'incontro che ha istituito il tavolo permanente fino all'appuntamento del 9 dicembre, concludono soddisfatti: «Un primo importante passo grazie alla mobilitazione dei lavoratori».

giovedì 19 novembre 2009

GIU' LE MANI DALL'ACQUA

Per Talete, il primo filosofo della storia, l’acqua era l’arché, il principio di tutto. A queste conclusioni lo portava l’osservazione di quanto gli stava intorno. Stiamo parlando di 600 anni prima della nascita di Cristo. Oggi che ne sappiamo molto di più, che la scienza e la tecnica hanno fornito ulteriori elementi di conoscenza, un bene così importante, essenziale per la vita, è oggetto di discussione parlamentare in vista di una totale privatizzazione.
Eppure l'acqua è tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è alla base di tutte le forme di vita conosciute ed è fondamentale nei suoi diversi usi civili, agricoli e industriali.
Questo sembra non bastare a chi vuol dare l’acqua in pasto alle multinazionali nell’ottica di farne una merce.
E si assiste a questo scempio senza che, in Italia, nessuna voce si levi nelle aule parlamentari.
Fuori, nella società, è però cresciuta una cultura della difesa dei beni comuni.
Lo abbiamo visto anche giovedì 12 novembre, al presidio sotto al Parlamento fatto per impedire che vada in porto questa assurda proposta che mette nelle mani del profitto un bene pubblico necessario per l’esistenza di tutti.
Al presidio erano presenti associazioni, il Forum dei movimenti per l’acqua, forze politiche, e tra queste anche Rifondazione comunista, lavoratori che vedono in prima persona gli effetti nefasti dei processi di mercificazione e tanti semplici cittadini, sempre più consapevoli dei danni che subiranno da queste scelte.
Il Prc ha nel proprio Dna la battaglia in favore dei beni comuni ed ha da tempo assunto come prioritaria la battaglia contro provvedimenti tesi invece a privatizzare.
All’ultimo Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista, tenuto a metà settembre, il partito ha infatti impegnato i rappresentanti istituzionali del Prc nei Comuni a promuovere atti volti all’inserimenti negli Statuti comunali di una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Il Prc è per una gestione pubblica perché considera l’acqua bene comune, essenziale per la vita. Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. E sono numeri destinati ad aumentare ed alimentati dalle scelte neoliberiste che determinano mostruose diseguaglianze anche nell’accesso a questo bene.
La mercificazione, mettendo l’acqua nelle mani del profitto, comporterebbe anche tariffe salate.
Una gestione pubblica, efficiente e priva della ricerca a tutti i costi del profitto, è invece utile alla salvaguardia di una comunità contro le politiche di rapina dei territori, tutela il paesaggio ed il sistema idrogeologico.
Le acque sotterranee (falde idriche) sono di fondamentale importanza in quanto rappresentano la più grande riserva mondiale di acqua potabile. In Italia costituiscono la riserva alla quale attingono i sistemi acquedottistici per l'85% della portata complessiva captata. La loro corretta gestione ha quindi una funzione strategica sia su scala globale che su quella locale.
Occorrono quindi misure politiche che proteggano le risorse idriche al fine di assicurare una distribuzione di acqua potabile di qualità per tutti ed necessaria una gestione integrata delle acque che preveda anche il riciclaggio e riuso, previa depurazione, delle acque reflue specie per gli usi industriali. Il contrario dell’operazione portata avanti dal governo.
Le mobilitazioni di questi giorni, promosse dai movimenti per l’acqua, stanno registrando successo in termini di partecipazione.
Rifondazione comunista mette a disposizione strutture, organizzazioni e militanti per il prosieguo di questa importante battaglia.
L’acqua deve essere sottratta a queste spregiudicate logiche mercantili fatte a scapito della collettività. La mobilitazione dal basso deve proseguire, senza escludere anche la possibilità di ricorrere allo strumento referendario per bloccare ogni ipotesi di privatizzazione. Giù le mani dall’acqua!

mercoledì 11 novembre 2009

AVANTI PER IL LAVORO,I GIOVANI E L'UNITA'

La Direzione del Prc definisce data e base di discussione della Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori. A febbraio la Conferenza nazionale dei Gc, approvato il regolamento. Intanto si fanno passi avanti nella costruzione della Federazione della sinistra d’alternativa

Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori, conferenza dei Gc, costruzione della Federazione della sinistra d’alternativa. E’ un calendario fitto di impegni quello che si profila per il Prc nei prossimi mesi. La Direzione di giovedì 5 novembre ha infatti formalizzato percorso e documenti della Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori (23-24 gennaio in una città del Nord) ed il regolamento della Conferenza nazionale dei Giovani comunisti/e (si terrà dal 19 al 21 febbraio (le conferenze di zona o di federazione dal 7 gennaio al 16 febbraio.)
Il segretario nazionale in apertura dei lavori ha messo in fila le prossime tappe di lavoro: una direzione nazionale la prossima settimana sui documenti della Federazione, un Cpn il 28-29 novembre preceduto da Comitati politici di federazione, il 5 dicembre la... partecipazione al No Berlusconi day e il 6, probabilmente, l’assemblea nazionale di apertura della fase costituente della Federazione della sinistra d’alternativa.
Ad illustrare il documento della Conferenza dei lavoratori, Roberta Fantozzi, responsabile del dipartimento Lavoro e welfare. Il documento è centrato sulla crisi e sulle diseguaglianze prodotte e definisce il nostro compito in vista di una ricostruzione della massa critica sufficiente a determinare una uscita a sinistra dalla crisi che passi attraverso la presenza nel conflitto ed elementi di resistenza e di progetto. Il documento presenta anche una piattaforma di accompagnamento alle lotte e contiene proposte su blocco licenziamenti, salario sociale, riduzione d’orario, nuovo intervento pubblico nell’economia, contro la legge 30 ed affronta il nodo della giustizia fiscale. E per quanto riguarda “cosa chiediamo alla conferenza” presenta precisi impegni: costruire circoli lavoro; investire su inchiesta/intervento di massa e sulle pratiche mutualistiche, valorizzare l’esperienza migranti, istituire un gruppo lavoro su genere e lavoro, prevedere uno stretto raccordo di lavoro tra alcuni dipartimenti (lavoro e welfare, economia, ambiente). Dovrà essere un percorso aperto e che dovrà compiersi all’interno della scelta di costruire la sinistra d’alternativa.
Il documento però appare quantomeno timido di fronte alla grande questione del congresso della Cgil. Roberta Fantozzi, anche in attesa dei documenti definitivi, si limita a precisare che occorre dire cosa vogliamo noi dal congresso della Cgil ed il segretario nazionale ritiene che il partito non debba comportarsi da iscritto. Questo - è evidente - è uno dei punti più delicati ed importanti della discussione che però non può non essere affrontato. Per Leonardo Masella è infatti inevitabile una discussione sul congresso della Cgil ed è un problema politico enorme avere dirigenti del Prc che sosterranno Epifani. Ricordando le critiche o il sostegno alle politiche del Cgil negli anni passati da parte di Rifondazione fatte sulla base di valutazioni politiche, il capogruppo Prc in Emilia-Romagna ha ammonito: “La nostra autonomia è finita col secondo governo Prodi, quando non si fece una campagna autonomia per il no all’accordo sul Welfare”. La svolta di Chianciano dovrebbe essere quindi una svolta di autonomia, di critica, di giudizi, sul merito delle questioni sindacali e nella Cgil “bisogna aiutare il processo di unità delle sinistre sindacali”, sostenere la battaglia della Fiom e degli altri, perché “la maggioranza della Cgil non ha cambiato idea sull’impostazione strategica sulla concertazione”. Un tema questo ripreso anche da Rosa Rinaldi, “sul congresso della Cgil non possiamo fare come Ponzio Pilato, i temi posti parlano al cuore di questo partito”. Per l’esponente della segreteria nazionale ci vuole il giusto equilibrio ma occorre anche scegliere sul terreno dei contenuti.
Quando prende la parola il responsabile nazionale dell’Organizzazione, Claudio Grassi, lo fa anche per mettere l’accento sull’esperienza della Fiom, “il punto più avanzato su tutti fronti del sindacalismo confederale”. Grassi si concentra sullo stato del Prc e parla di due chance per vincere la sfida dell’esistenza del partito: ottenere nuovamente la fiducia dei lavoratori e accelerare il processo di costruzione della Federazione della Sinistra d’alternativa, per ricostruire la nostra credibilità. La conferenza dei lavoratori si inserisce positivamente in questo quadro ed occorre quindi “farla fruttare, entrare in collegamento col lavoro, far partecipare fabbriche in lotta, lavoratori in carne ed ossa”.
Ferrero ha poi ripreso buona parte di quanto discusso per accogliere molti dei rilievi: la concertazione madre della devastazione; la valorizzazione del patto di base dei sindacati di base (Alessandro Giardiello); la valorizzazione del lavoro delle donne anche per il valore che ha per far valere la soggettività (Imma Barbarossa), l’istituzione di una banca pubblica per garantire credito alle imprese che non lo hanno da parte della banche normali (Luigi Vinci); un forte riferimento alla Fiom per il ruolo svolto in questi anni e perché condividiamo la battaglia che porta avanti.
Ultimo punto trattato dalla Direzione quello del regolamento della Conferenza dei Gc illustrato da Gianluca Schiavon, nella sua veste di commissario dei Gc. I documenti potranno essere emendabili, senza che i voti sugli stessi diano luogo ad una rappresentanza negli organismi dirigenti, mentre il voto sui documenti nazionali comporterà un riparto attraverso il proporzionale puro. A gestire la fase transitoria e preparatoria alla conferenza dei Gc un comitato composto da 9 tra compagne e compagni. Diritto di voto per i nati dal 1 gennaio 1979, mentre per iscriversi ci sarà tempo fino al 31 dicembre.
In sede di discussione sono state apportate alcune modifiche al regolamento suggerite da Claudio Bellotti, mentre altre proposte emendative avanzate dallo stesso compagno sono state bocciate.
In apertura dei lavori la Direzione ha dato il via libera alla nomina di Antonio D'Alessandro a nuovo commissario della Federazione napoletana del Prc in sostituzione di Giusto Catania, che ha dovuto lasciare l’incarico per altri impegni. In Campania la settimana scorsa Franco Nappo è stato eletto segretario regionale.
Disco verde anche per il commissariamento della Federazione di Roma con la scelta di Alfio Nicotra a ricoprire il ruolo di commissario. Claudio Grassi ha ricordato il generoso impegno dell’ex segretario Giuseppe Carroccia in una difficilissima situazione della federazione, anche dal punto di vista finanziario e simili dichiarazioni di apprezzamento per il lavoro di Carroccia sono arrivate da Bruno Steri e Leonardo Masella.
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